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«L’Italia non chiuda le porte alla Cina» / IL COLLOQUIO

Genova - La firma per l’adesione dell’Italia alla Nuova via della seta cinese potrebbe essere posta alla fine di marzo, durante la visita italiana del presidente della Cina, Xi Jinping.

Genova - La firma per l’adesione dell’Italia alla Nuova via della seta cinese potrebbe essere posta alla fine di marzo, durante la visita italiana del presidente della Cina, Xi Jinping. Ma la scelta del governo di Roma fa già discutere. In primo luogo, perché è mal vista dagli Stati Uniti, che, secondo il giornale britannico, ritengono che l’adesione all’iniziativa cinese Belt and road (Bri) non aiuterà economicamente l’Italia, ma anzi danneggerà la sua immagine internazionale. Il portavoce del consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, Garrett Marquis, ha definito la Bri «un’iniziativa fatta dalla Cina per gli interessi della Cina».

E’ un parere che il rappresentante in Italia della compagnia cinese Cosco Shipping, Marco Donati, non condivide. «Siamo fiduciosi - afferma Donati - che il governo italiano firmi l’accordo con la Cina. Spero che non venga frenato dalla posizione degli Stati Uniti». Secondo Donati, il volume dello scambio commerciale tra Italia e Cina è ormai paragonabile a quello fra Italia e Stati Uniti. In realtà, secondo i dati dell’Ice, prevale ancora quello transatlantico: nel 2016, 62 miliardi contro 44, ma soprattutto una bilancia commerciale di +28 miliardi contro i -9 miliardi con la Cina. Ma a contare, secondo l’agente, sono soprattutto le prospettive future: «L’America di Trump si sta chiudendo, la Cina di Xi Jinping invece si apre. E’ un paradosso, se si pensa a com’era la situazione 30 anni fa. Da un lato abbiamo un paese di 300 milioni di abitanti, dall’altra uno quattro volte più popoloso. Le prospettive di crescita degli scambi sono a favore della Cina».
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