SERVICES

Genova, ecco l’accordo tra il porto e i cinesi di CCCC / IL RETROSCENA

Palermo - Per riuscire a governare il timone mentre intorno il mare era in tempesta, è stato necessario “evitare di impuntarsi con troppa rigidità”.

Palermo - Per riuscire a governare il timone mentre intorno il mare era in tempesta, è stato necessario “evitare di impuntarsi con troppa rigidità” come racconta uno degli sherpa che stanno seguendo gli accordi dei porti italiani con la Cina. Sul tavolo dei ministeri la situazione rischiava di cristallizzarsi a danno di Genova, perché mentre Trieste aveva un documento sostanzialmente blindato, cambiato pochissimo nel corso del tempo, lo scalo ligure era invece in una condizione più complessa. E quindi più vulnerabile. Così nell’ultima bozza che ieri sera è stata presentata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e al ministro degli Esteri Enzo Moavero per l’approvazione finale, il memorandum che riguarda il porto di Genova è stato plasmato in una forma più leggera di quanto annunciato solo poche settimane fa: «Le parti confermano il loro intendimento a stabilire una collaborazione e una cooperazione strategica per la realizzazione del programma».
Sono parole prudenti quelle scritte sulla «dichiarazione di intenti» e la società mista, quella tra Authority e il gigante cinese delle costruzioni Cccc, non viene menzionata. Il programma è quello legato all’emergenza ponte, che prevede la ricostruzione non solo del viadotto, ma di infrastrutture strategiche per lo scalo. Nella bozza di accordo che il Secolo XIX - The MediTelegraph ha potuto visionare, c’è comunque spazio per un possibile sviluppo nel futuro. «L’Authority valuterà l’opportunità di gestire, attraverso apposite articolazioni, lo sviluppo di iniziative di cooperazione su progetti specifici»: è questa la frase chiave per capire come intende impostare il rapporto l’Autorità portuale con il gigante di Pechino ed è per questo che sempre nella bozza, si sottolinea che ci saranno «successivi accordi per disciplinare le condizioni e i termini della collaborazione». Progetti specifici, determinati preventivamente e sempre nell’ambito dell’emergenza ponte. Così oltre a Paolo Emilio Signorini e al rappresentante di Cccc, sull’intesa dovrà esserci anche la firma del Commissario straordinario per la ricostruzione, il sindaco di Genova Marco Bucci. L’accordo ha anche una data di scadenza: il “contratto” tra Genova e Cccc durerà sino al 2022 «con la possibilità di estenderne la durata». A spingere sul memorandum è stato soprattutto il viceministro ligure Edoardo Rixi che anche politicamente vuole portare a casa un punto politico: il capoluogo deve risultate strategico per la Via della Seta tanto quanto Trieste.

Nel documento - che dovrebbe essere firmato venerdì in concomitanza con il bilaterale tra Italia e Cina - c’è un riferimento ad una sola opera strategica. È la nuova diga da 1 miliardo che Roma e Pechino avevano già definito di “interesse”. Su questo progetto Authority e Cccc lavoreranno basandosi «sull’utilizzo e la condivisione delle reciproche competenze tecniche, professionali e manageriali».

Il terzo polo siciliano
Rixi in visita in Sicilia per benedire i 40 cantieri portuali lanciati dal presidente Pasqualino Monti , ha freddato le aspettative dei tifosi del mega terminal container progettato da Eurispes da 16 milioni di teu e 5 miliardi di euro. Alcuni in Sicilia speravano fossero i cinesi ad aprire il portafogli. Rixi però si è affrettato a spiegare: «La visita del premier cinese è anche di carattere personale, questa è la terra del presidente della Repubblica Sergio Mattarella», negando così un interesse di Pechino per quel progetto faraonico. Ma lo scalo si sta trasformando e qualche mossa a Palermo se l’aspettano: la strategia è quella dei piccoli passi, con l’acquisizione di partecipazioni in società che agiscono sulle banchine e a terra.
L’operazione sarebbe speculare a quella compiuta in Adriatico,
dove Pechino controlla la base (il Pireo) e sta per sbarcare al terminale (Trieste) della Via della Seta. Sul Tirreno invece c’è già la piattaforma di Vado e così Palermo potrebbe rivestire un’importanza più tattica che commerciale: l’obiettivo è occupare quote di mercato che da questo lato dell’Italia, appartengono in massima parte a Msc e avere un ulteriore punto di appoggio molto vicino a Suez e all’Africa.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››