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«Porto di Genova, c’è bisogno di servizi certificati»

Genova - La comunità portuale genovese in visita a Barcellona per risolvere la crisi dell’autotrasporto.

Genova - Nasce dal tavolo di confronto con l’autotrasporto la missione che la comunità portuale genovese ha appena compiuto a Barcellona. «Al tavolo - spiega Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto - è emersa la necessità che nel porto di Genova ci sia la volontà della certificazione condivisa delle proprie prestazioni, il cosiddetto care performance indicator». Da mesi le associazioni di categoria dell’autotrasporto denunciano i ritardi nel porto di Genova. Lo scorso novembre avevano anche preannunciato un blocco dello scalo, minaccia che poi è rientrata. Ma i problemi sono ancora in piedi e la trattativa fra categorie e Autorità portuale va a avanti. Adesso l’Authority deve riconvocare il tavolo. «Speriamo che il bagaglio di esperienza che portiamo da Barcellona possa essere utile alla prossima convocazione», spiega Botta.

Alla missione sulle banchine catalane erano presenti rappresentanti di Autorità portuale del mar Ligure occidentale, Assagenti, Anita, Spediporto, Assiterminal, Uirnet, Logistica Digitale e Circle. «Dallo scorso anno - ricorda Botta - abbiamo cominciato a lavorare sugli indicatori di efficienza di sistema, come i tempi di passaggio ai varchi, i tempi di gate in/gate out, il numero di transiti, perché abbiamo immaginato una certficazione che parta da dati numerici. Durante questo percorso di lavoro è avvenuto il crollo del ponte Morandi che ha imposto priorità diverse. Ma la necessità di una certificazione non è venuta meno».

Il porto di Barcellona ha colpito gli operatori genovesi per l’efficienza raggiunta e il grado di tecnologia utilizzata. Viene fatto notare che ha un sistema informatico all’avanguardia che gestisce tutte le fasi operative e le traccia, un sistema di controlli armonizzato, ossia la cosiddetta single window, che ruota intorno a due modernissimi Pif (punti di ispezione frontaliera). Il tutto arricchito da una Zona franca che si sviluppa lungo tutto l’arco portuale e ha avuto il merito di attirare grandissimi investitori internazionali. Grazie a qualità, tracciabilità e trasparenza del sistema, quello di Barcellona è visto come un concreto punto di partenza per ragionare su cosa dovrebbe avere Genova per valorizzare ulteriormente le proprie competenze.

«A Barcellona - sottolinea Botta - si è cominciato a parlare di sistema di certificazione dal 1983. Il sistema è stato affinato in particolare negli ultimi dieci anni fino a diventare un brand nella promozione dello scalo. Se un operatore accetta di sottoporsi due volte all’anno all’audit dell’Autorità portuale, riceve il riconoscimento pubblico del certificato di efficienza. La cosa interessante è che la certificazione delle attività portuali ha attirato su Barcellona gli investimenti di grandi gruppi come Decathlon, Ikea e Amazon. Inoltre c’è stata una crescita imponente nel settore dell’automotive. Si sono sviluppate le attività, tanto che università straniere vanno a Barcellona a studiare i pilastri del sistema di certificazione».

Il porto catalano ha adottato una strategia di sviluppo portuale basata sulla tecnologia che interviene ad esempio nel forum telematico fra gli operatori o nel servizio di ispezione alla merce o nell’organizzazione dei Pif. L’Autorità portuale ha deciso di investire 10 milioni di euro nella creazione di una rete 5G al servizio della logistica, per la gestione non soltanto delle comunicazioni telefoniche, ma anche per lo sviluppo dell’Internet delle cose (Iot, vedi “L’Avvisatore Marittimo” dello scorso 6 marzo). «Genova - conclude Botta - deve imparare l’importanza di ragionare tutti insieme per privilegiare la merce come centro dell’attività portuale»

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