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«Controllo merci in porto, bisogna investire di più» / INTERVISTA

Genova - Botta (Spediporto): «Troppe difficoltà nelle procedure, le istituzioni intervengano per migliorarle».

Genova - Lo stato di salute del porto di Genova preoccupa i vertici di Spediporto, l’associazione che rappresenta gli spedizionieri del capoluogo ligure. A Spediporto aderiscono il 20% delle imprese italiane e il 90% di quelle presenti in Liguria che operano nel settore. «Purtroppo - spiega il direttore generale, Giampaolo Botta - gli ultimi dati che abbiamo a disposizione e riguardano i traffici non sono positivi. Colpa, ma non solo, dei disagi e delle enormi difficoltà provocate dal crollo di Ponte Morandi».

L’inizio del 2019, infatti, non è stato esaltante. Gennaio ha registrato un calo del 3,4% e anche febbraio è andato male: il porto ha perso il 4,1% di traffico, comprendendo nel calcolo tutte le tipologie di merci. La perdita è rilevante anche nel settore container: nel secondo mese dell’anno sono stati colpiti sia il numero che le tonnellate, e il dato è impietoso se confrontato con quello dell’anno scorso: i 202 mila teu movimentati a febbraio significano un calo del 2,8% che sale a -3,2% se si sommano i container movimentati nei primi due mesi del 2019 con i dati dello stesso periodo dell’anno scorso. Peggio ancora sul fronte delle tonnellate, indice della quantità di merce che viene sbarcata e imbarcata nel porto: rispetto a gennaio e febbraio dell’anno scorso, il dato è in calo di quasi sette punti percentuali. Marzo secondo le stime è in miglioramento, ma aprile non sta portando lo sprint sperato e tanto meno consentirà il recupero del terreno perso».

Per quale motivo si registrano questi numeri negativi in porto?

«Non è tutta colpa del crollo del ponte Morandi. Recentemente, come Spediporto, abbiamo avuto modo di confrontarci con colleghi stranieri e in generale tutti quanti, per il primo semestre di quest’anno, non prevedono di registrare numeri migliori rispetto a quelli del 2018. Questo significa che a livello internazionale stiamo avendo una contrazione del commercio che sta coinvolgendo quasi tutti i mercati».

Nel frattempo, Genova cosa può fare per non perdere ancora terreno?

«Difendere quello che ha e ha conquistato in tutti questi anni. E poi cercare di non perdere traffici ed essere, come sistema portuale, il più efficiente possibile con quello che abbiamo a disposizione. Sappiamo che quello che stiamo attraversando non è un momento semplice, ormai da mesi, speriamo passi quanto prima».

Quali sono le maggiori criticità che state riscontrando?

«Ci sono difficoltà nelle procedure di controllo delle merci che vengono movimentate in porto. Mi spiego: il personale messo a disposizione per gestire queste operazioni è carente e di conseguenza gli operatori sono costretti a subire tempi molto lunghi che risultano inaccettabili soprattutto se paragonati a quelli che registriamo da parte dei nostri principali competitor, specialmente europei. Di conseguenza, servono maggiori investimenti da parte delle istituzioni per migliorare questi servizi: questo è quello che chiediamo come spedizionieri».

Gli scali del Nord Europa continuano a sottrarci traffici? Per quale motivo?

«Purtroppo sì, ci sono merci che potrebbero arrivare a Genova e invece sbarcano a Rotterdam o ad Anversa. E’ una vecchia questione. Sono anni che facciamo i conti con questo problema che non si risolverà fino a quando nel nostro Paese non verrà messa in pratica una vera semplificazione delle procedure da una parte delle istituzioni e fino a quando non risolveremo il nostro limite infrastrutturale intervenendo sulle grandi opere».

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