SERVICES

Cccc cerca casa in Italia, Genova in pole / IL RETROSCENA

Genova - Non funziona come per i comuni mortali, che ridotta la scelta a una lista di appartamenti, si trovano inevitabilmente alle prese con il problema principale, quello economico. Quando un colosso che fattura 90 miliardi di dollari l’anno cerca una nuova sede in un Paese straniero, vincono i motivi politici

Genova - Non funziona come per i comuni mortali, che ridotta la scelta a una lista di appartamenti, si trovano inevitabilmente alle prese con il problema principale, quello economico. Quando un colosso che fattura 90 miliardi di dollari l’anno cerca una nuova sede in un Paese straniero, sono i motivi politici che giocano a favore di una città, non i costi. Così da qualche settimana il gruppo Cccc, “pioniere” della Via della Seta secondo la definizione di Pechino, sta cercando casa in Italia. Il braccio armato della Cina per gli investimenti strategici nei Paesi scelti per il più grande programma di finanziamenti alle infrastrutture della storia, punta a una nuova sede in Occidente. Da quegli uffici, Cccc vorrebbe controllare le operazioni che si appresta a realizzare in Italia e forse in Europa. Un quartier generale per studiare anche nuove opportunità e per mostrare che il colosso non è qui solo di passaggio.

DUELLO TRA GENOVA E ROMA
Genova è nella lista finale che stanno vagliando negli uffici di Pechino. Per due motivi: il primo è di business. Nel capoluogo ligure dovrebbe infatti nascere la società mista tra un soggetto pubblico, l’Authority portuale che gestisce gli scali di Genova e Savona, e appunto Cccc: «Dopo la firma dell’accordo bilaterale, sia noi che Trieste stiamo cercando di verificarne le modalità attuative - ha spiegato il presidente Paolo Signorini, facendo il punto dei rapporti con i cinesi -. A Genova stiamo cercando di verificare se Cccc può aiutarci nelle procedure di affidamento di alcune opere del programma legate all’emergenza del crollo del Ponte Morandi particolarmente complesse, in particolare la nuova diga del porto di Genova e il ribaltamento a mare di Fincantieri. In questi giorni stiamo studiando i dettagli». Sul piatto, come secondo punto a favore di Genova, ci sono anche i rapporti personali che il presidente del porto Signorini ha costruito con Neli Nanova, la “donna forte” di Pechino, figura chiave di Cccc. Nanova è una top manager bulgara che ha studiato lingua e cultura cinese all’università di Sofia e vanta una lunga e prestigiosa carriera a Pechino nei colossi di Stato, per i quali ha ricoperto spesso ruoli di vertice. Ora è la potentissima referente di Cccc ed è lei la regista degli accordi che coinvolgono i porti italiani, ed è sempre lei che deciderà dove sbarcare con la nuova sede. Genova deve contrastare Roma, che sarebbe scelta per evidenti motivi politici, perché è più facile incontrare i referenti del governo. Ma il porto genovese ora sta accelerando sui progetti: «In un’opera complessa come quella della nuova diga, ad esempio, ha senso coinvolgere i cinesi che possono aiutare ad accelerare le operazioni». Così Cccc potrebbe scegliere di stare vicino al business più che alla politica. In pista c’è anche Milano, capitale economica in grado di assicurare collegamenti veloci ed efficienti con il resto d’Europa.

COSCO E GLI ALTRI
Genova è anche la sede italiana di Cosco, il gigante dello shipping rappresentato in Italia da Augusto Cosulich. A Ravenna da un anno c’è la sede degli ingegneri cinesi del gruppo China Merchants. I colossi delle telecomunicazioni, come Zte, sono presenti da tempo in Italia e da qui dirigono le operazioni in tutta Europa. Il terreno per i cinesi è fertile, come ha dimostrato lo sbarco di Xi Jinping a Roma. Il gigante delle costruzioni cerca casa e il Bel Paese sembra il posto ideale.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››