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Genova e le ipotesi sulla Zes / FOCUS

Genova - L’adesione dell’Italia alla nuova Via della Seta cinese, Belt and Road Initiative, fa di Genova, con Trieste, il punto d’arrivo ideale della linea immaginaria che collega la Cina all’Europa via mare. Ma lo scalo ligure fatica a intercettare i nuovi traffici da e verso l’Estremo Oriente

Genova - L’adesione dell’Italia alla nuova Via della Seta cinese, Belt and Road Initiative, fa di Genova, con Trieste, il punto d’arrivo ideale della linea immaginaria che collega la Cina all’Europa via mare.

Ma lo scalo ligure fatica a intercettare i nuovi traffici da e verso l’Estremo Oriente: erano il 28% dei container complessivi imbarcati e il 45% di quelli sbarcati nel 2008, sono scesi al 24% e 34% nel 2018. Davide Traverso, segretario regionale del sindacato Fit-Cisl, divisione porto, si preoccupa e propone una via d’uscita: «Non possiamo stare a guardare. La Zes può aiutarci a dare una svolta». La Zes, o zona economica speciale, è un istituto, previsto dal decreto per il Mezzogiorno del 2017, per i porti del Sud e per le aree a loro vicine o collegate, come i retroporti. Consiste in un insieme di vantaggi fiscali e burocratici. I primi sono dei crediti d’imposta, del 25%, 35% o 45% a seconda delladimensione grande, media o piccola dell’azienda, sugli investimenti, in beni strumentali fino a 50 milioni, realizzati da un’azienda nei confini della Zes. I secondi sono un dimezzamento dei tempi di attesa per il rilascio delle autorizzazioni necessarie all’azienda. Il “decreto Genova” ha istituito per il porto ligure una Zona logistica semplificata, Zls, versione pallida della Zes con le scorciatoie burocratiche ma senza i vantaggi fiscali. Ma la Zls genovese esiste solo sulla carta, come denunciail direttore generale della Spediporto, Giampaolo Botta: «Regione, Comune e Autorità portuale non hanno ancora approvato nessuno degli atti amministrativi necessari a istituire la Zls. Forse sono impegnati in un’attenta attività di valutazione. O forse nonstanno neppure affrontando la questione». Oltre che in ritardo, la Zls appare superata dagli eventi. Nelle ultime settimane il governo ha deciso di istituire le Zes anche al Nord, e anche se l’opposizione lo attacca - «Le Zes sono destinate, per legge, ai porti meridionali», ricorda il responsabile per il Mezzogiorno del Pd, Nicola Oddati - il porto di Venezia e l’interporto di Rovigo hanno già chiesto una Zes veneta. E ora la Cisl ne chiede una pure in Liguria. «Dobbiamo creare le condizioni per portare nuovi investitori, soprattutto cinesi», avverte Traverso. Sui poteri taumaturgici della Zes c’è chi nutre, tuttavia, qualche dubbio. Per il segretario generale del porto di Napoli Francesco Messineo, impegnato nella gestazione della Zes di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia, la legge è sfocata. «La legge istitutiva delle Zes accorcia i tempi di rilascio delle autorizzazioni. Vuol dire, per esempio, che l’autorizzazione di inizio attività deve arrivare in 30 giorni invece dei normali 60», spiega. «Ma il problema non sono i 60 giorni disattesa. Anzi sarebbero persino pochi, se non fosse che al 59esimo giorno arriva puntuale una richiesta di integrazione degli atti, e si riparte daccapo. Questo accade anche nella Zes. Dobbiamo semplificare quelle procedure». Campania e Calabria sono le due regioni in cui la Zes ha fatto i passi maggiori.

Le loro rispettive zone economiche speciali, attorno ai porti di Napoli–Salerno-Castellammare e di Gioia Tauro, hanno nominato un comitato d’indirizzo eapprovato un piano di sviluppo strategico. Ma a due anni dall’entrata in vigore della legge aspettano ancora il decreto che stabilisca i criteri per fruire della misura più importante, il credito d’imposta: «Peccato che la legge del 2017 riconosca il credito d’imposta solo alle aziende che acquistano beni strumentali entro il 2020», ricorda Alessandro Panaro di Srm, un centro studi finanziato da Banca Intesa. «Di questo passo, dovranno riscriverla». Panaro è sicuro che, con qualche correttivo, la Zes possa far svoltare l’economia del Mezzogiorno e, perché no, di tutta Italia. Lo pensa anche Botta: il direttore di Spediporto ricorda che «con una disoccupazione al 9%, una scolarizzazione al 44% e un reddito di 19.463 euro, la Valpolcevera ha valori da Sud Italia». Ragione in più per chiedere anche a Genova, come nel Sud, una Zona economica speciale.

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