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Il blitz a Cinque stellette sui porti italiani / IL RETROSCENA

Genova - Ispezioni,inchieste, giustizia amministrativa e perquisizioni. Sui porti italiani si sta abbattendo la tempesta perfetta e, complice la debolezza di alcuni pezzi del sistema, a Roma si prepara la rivoluzione. Con i militari.

Genova - Ispezioni, inchieste, giustizia amministrativa e perquisizioni. Sui porti italiani si sta abbattendo la tempesta perfetta e, complice la debolezza di alcuni pezzi del sistema, a Roma si prepara la rivoluzione. Con i militari. Serve più Cassandra che Henry Kissinger per leggere bene il quadro, ma il finale dello schema, complesso e lineare allo stesso tempo, è chiaro e potrebbe portare alla militarizzazione degli scali italiani. Svelare subito la scena conclusiva di un film toglie la suspence, ma in questo caso aiuta a capire velocemente dove potrebbe portare questa stagione politica.

I presidenti delle Authority sono sotto assedio: a Livorno sono saltati i vertici per un’inchiesta della Procura, dopo mesi di clima avvelenato con la capitaneria e con il comandante del porto. A Napoli gli uomini della guardia costiera hanno perquisito pochi giorni fa gli uffici e l’abitazione di Pietro Spirito: il faro degli inquirenti è puntato su una concessione rilasciata a Ttt Lines su cui peraltro l’ammiraglio Faraone, membro del board, non era d’accordo.

In Puglia il Tar di Lecce ha aperto sostanzialmente le porte alla Procura che ha chiesto per il presidente dell’Adsp di Bari, Ugo Patroni Griffi,la sospensione dal ruolo, dopo averlo iscritto nel registro degli indagati: la giustizia amministrativa sostiene così le accuse degli inquirenti e la posizione del numero uno dell’Authority rischia di complicarsi. Andrea Annunziata, presidente a Catania, è stato rinviato a giudizio per una vicenda che risale ai tempi della sua presidenza a Salerno. A Gioia Tauro ci sono cinque indagati tra i dirigenti dello scalo con l’accusa di abuso d’ufficio, tra cui l’ormai ex segretario generale. Sotto la lente c’è anche il presidente di Ravenna, e numero uno di Assoporti, l’associazione degli scali italiani, Daniele Rossi. La capitaneria gli contesta il disastro ambientale perché a marzo scorso una nave, abbandonata da tempo dal proprio armatore, è affondata nel porto adriatico. Poi ci sono le ispezioni: Civitavecchia, Ravenna e Taranto. È stato il ministero ad inviare gli uomini negli uffici delle Autorità portuali.

Il risultato, raccontano fonti qualificate, è che i riflettori si sono accesi non solo su alcuni aspetti dell’operato delle Authority, ma alla fine è stata coinvolta anche la direzione generale dei porti. In sostanza, a quanto sussurrano da Roma, serviva più vigilanza. Ecco: vigilanza. È la parola chiave che ha fatto da propellente per l’invio di una fitta serie di richieste che dagli uffici diretti da Mauro Coletta si sono dirette verso le sedi delle autorità portuali. Lettere per certificare che il lavoro di controllo è stato fatto. Ma le missive servono anche per diminuire il pressing, tutto interno al ministero, affinché aumenti la vigilanza sui presidenti dei porti. È la porzione di Porta Pia più vicina al ministro a chiedere questa strategia. Ed è la Direzione porti ad eseguire, anche se sono in molti a credere che non sia nel suo momento storico di forza. Anzi. Per questo serve più vigilanza. La vuole il ministro Toninelli, per una serie di ragioni: le inchieste rafforzano il convincimento del grillino che l’attuale infornata di presidenti che porta il marchio del governo Pd e dell’ex ministro Graziano Delrio, non sia la squadra migliore per gestire i porti.

Lo confermano diverse fonti e i 5Stelle non perdono occasione per attaccare i vertici degli scali: a Napoli, un senatore pentastellato, ha firmato 12 interrogazioni parlamentari contro Spirito. Toninelli, quando Pino Musolino (Venezia) e Carla Roncallo (La Spezia) hanno chiesto porti aperti per gli immigrati, si è arrabbiato convocando i presidenti a rapporto. Non più tardi di martedì, il ministro ha preso a pretesto la digitalizzazione per far sapere a tutti che le autorità portuali sono carenti. I grillini, insomma, vogliono cambiare. Per farlo gli uomini della capitaneria sembrano la soluzione migliore. Sono loro che stanno “ripulendo” i porti, conducendo le inchieste e bacchettando se è il caso, le Authority. Così la vigilanza potrebbe essere affidata direttamente a loro, esautorando chi oggi non soddisfa le direttive del ministro.

Anche la volontà, mai nascosta dagli ammiragli, di uscire dai board portuali, ben si concilia con questa ricostruzione e consente alla Guardia Costiera di restare fuori da decisioni che, nel migliore dei casi, non si condividono. Con questa mossa, si può “finalmente” pensare di cambiare la natura delle Authority: la vigilanza alla Capitaneria, la gestione delle concessionialle Adsp. Come negli aeroporti, i nuovi enti depotenziati potrebbero aprire le porte alla trasformazione in Spa. Magari pubbliche. E alla Lega non dispiacerebbe. I gialloverdi sarebbero così tutti contenti: la vigilanza rimane pubblica, anzi militare, lagestione diventa di tipo privatistico. Basta ancora un solo “pretesto” e la valanga può iniziare.

Cassandra più che Kissinger, perché è difficile dire se esiste una regia politica che sta manovrando per arrivare al finale che da settimane raccontano nei porti e nelle stanze dei ministeri. C’è molta speculazione nella ricostruzione, è il tentativo di dare un senso a quello che sta accadendo. Potrebbe non finire così, alcuni attori di questo film in fondo, sono convinti che andrà diversamente. Lunedì Assoporti sarà in assemblea: potrebbe essere il giorno della reazione, o quella della resa. All’associazione serve un ruolo, quello tradizionale di riferimento del settore. Le Authority potrebbero avere un sussulto (l’ultimo?) chiedendo la convocazione del tavolo dei presidenti ed elaborando una strategia. Riuscendo forse a scrivere anche un finale diverso.

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