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«Chioggia fuori dal progetto Grandi navi»

Venezia - «Spero si trovino soluzioni per riqualificare e rilanciare il porto di Chioggia, ma non è nel progetto delle Grandi navi per Venezia. La gente viene a Venezia per vedere Venezia». Lo afferma il sindaco del capoluogo veneto, Luigi Brugnaro

Venezia - «Spero si trovino soluzioni per riqualificare e rilanciare il porto di Chioggia, ma non è nel progetto delle Grandi navi per Venezia. La gente viene a Venezia per vedere Venezia». Lo afferma il sindaco del capoluogo veneto, Luigi Brugnaro, rispondendo a una domanda sul dragaggio dei canali, durante l’audizione in commissione parlamentare Ecoreati.

MARGHERA ASPETTA I SOLDI PROMESSI DA RENZI
Brugnaro ha anche chiesto che vengano sbloccati i 250 milioni per il completamento dei marginamenti del Sito di interesse nazionale di Porto Marghera, convocando al più presto la cabina di regia per il Sin e rilanciarne l’attività attribuendole anche la funzione di proposta di semplificazione procedurale e tecnica del procedimento di bonifica, riducendo i tempi delle pratiche autorizzative che sono ancora elevati e inadeguati e non consentono il rilancio economico dell’area.

La cabina di regia è bloccata dall’ottobre 2018, evidenzia Brugnaro durante l’audizione, e dei 250 milioni previsti dal patto per Venezia sottoscritto nel 2016 dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi non c’è ancora traccia. Eppure «la relazione della precedente commissione di inchiesta dice che se i marginamenti non vengono completati tutto il lavoro fatto è completamente inutile», sottolinea il sindaco, e non è nemmeno possibile completare e attivare il Pif, ovvero il sistema di tubazioni che dovrà portare agli impianti di depurazione l’acqua da dilavamento del terreno inquinato, che grazie ai marginamenti non potrà più finire in Laguna. Prioritario è quindi che il ministero dell’Ambiente sblocchi i fondi.

Infine, sottolinea Brugnaro, è fondamentale dare applicazione alla norma 114 del 2014 in base alla quale i poteri sulla Laguna del provveditore alle Acque, che ha sostituito l’ex magistrato alle Acque, dovrebbero passare alla Città metropolitana, in modo da «unificare le funzioni in materia di tutela dell’inquinamento dell’acqua e dalla salvaguardia». Perché questo avvenga serve un decreto del presidente del Consiglio, che sarebbe dovuto arrivare entro il 31 marzo 2015 ma ancora non c’è.

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