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«Semplificazione amministrativa per competere con i big dei porti»

Bari - Parla il presidente dell’Authority del Mare Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi.

Bari - «L’Autorità di Sistema portuale è un ente pubblico non economico avente, tra gli scopi istituzionali, la gestione e l’organizzazione di beni e servizi in ambito portuale. Il sistema portuale dell’Adsp del Mare Adriatico Meridionale è composto da 5 porti. E precisamente Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli - premette il presidente Ugo Patroni Griffi in questa intervista - Lo scopo principale dell’Autorità è di creare le condizioni ottimali per consolidare i traffici esistenti e di attrarne di nuovi».

Quali sono i vantaggi che può offrire il vostro sistema portuale, in termini di servizi logistici e assistenza?
«Il sistema crea delle economie di scala a vantaggio della portualità e della logistica, e permette di diffondere buone pratiche amministrative. Ciò si traduce in un incremento di efficienza concretamente misurabile tanto in termini di incremento dei traffici, quanto in termini di qualità di servizi offerti (complice anche la informatizzazione dei processi e l’utilizzo di nuove performanti tecnologie), quanto ancora nell’incremento delle dotazioni infrastrutturali e nella manutenzione di quelle esistenti».

Che cosa pensa della competitività delle infrastrutture italiane?
«Le infrastrutture italiane, tra cui i porti, hanno potenzialità competitive del tutto inespresse. Ciò è legato alla difficoltà di realizzare le infrastrutture che il mercato chiede nei tempi necessari a sfruttare le opportunità che lo stesso mercato offre. I porti italiani soffrono per la farraginosità dei processi autorizzativi e per i bizantinismi del codice degli appalti. Il tempo di realizzazione delle infrastrutture più elementari è spesso di molti anni, per quelle complesse il tempo necessario supera abbondantemente il decennio. Nel meridione, complice anche il proliferare di movimenti antagonisti allo sviluppo industriale e alla diffusione perniciosa di fake news e post verità, il tempo necessario per inaugurare infrastrutture, finanche essenziali, è ancora più lungo. Acuendo così il ritardo infrastrutturale del mezzogiorno e la forbice economica con il nord Italia. Tra le opere di più difficile realizzazione vi sono i dragaggi, vale a dire l’opera in difetto della quale l’operatività stessa del porto è compromessa».

Quali opportunità possono nascere dall’ultimazione di grandi opere come Tav e Terzo valico?
«Innanzitutto un recupero di fiducia da parte degli investitori istituzionali. La continuità amministrativa è un valore prezioso. Le opere in cantiere devono essere ultimate (il che non esclude che esse possano essere, quando necessario, riviste). Si tratta peraltro di opere da tempo attese di cui sicuramente profitterà l’intero Paese».

Quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità del governo appena insediato in materia di trasporti e logistica?
«Dovrebbero essere rimossi tutti i lacci e i laccioli che impediscono al sistema logistico italiano di competere ad armi pari sul mercato globale. La chiave di volta è la semplificazione amministrativa e la concentrazione dei controlli. La semplificazione porta in dono la maggiore trasparenza dell’agire della pubblica amministrazione, e con essa la possibilità di reprimere più facilmente comportamenti opachi o illeciti. La semplificazione conforta i molti diligenti e valenti funzionari pubblici, distogliendoli dalla immanente tentazione di evitare di assumere responsabilità: il fenomeno italico ed economicamente distruttivo della cosiddetta “burocrazia difensiva”».

Il settore dei trasporti sarà giocoforza sempre più green. Voi come vi state attrezzando?
«Abbiamo, primi in Italia, adottato il piano energetico e ambientale che ci proponiamo di implementare tramite una ESCo utilizzando il virtuoso strumento dell’Energy Performance Contract (EPC), in italiano Contratto di Rendimento Energetico. Un contratto che rientra nell’alveo del partenariato pubblico-privato e in qualche modo prossimo alla finanza di progetto. Inoltre noi siamo sansimoniani, crediamo che un futuro eco sostenibile sarà assicurato dallo sviluppo tecnologico e che - come insegna Gunter Pauli, fondatore dell’ambientalismo scientifico conosciuto come “Blue Economy” - l’implementazione di innovazioni e tecnologie ispirate ai sistemi naturali ci consentirà di garantire crescita economica, buona occupazione e tutela dell’ambiente».

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