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Fermo dei tir, Trasportounito denuncia l’inutilità della protesta

Roma - Il 18 marzo scatta la mobilitazione nazionale degli autotrasportatori. La manifestazione non è condivisa dall’associazione guidata da Maurizio Longo.

Roma - «L’autotrasporto italiano non si fa più prendere in giro dal fumo di difensori non credibili e specialmente dalle pseudo-proteste organizzate a macchia di leopardo e senza alcuna logica da chi ha sfruttato l’autotrasporto per costruire comode posizioni di vantaggio». Il j’accuse è di Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito che denuncia sia l’inutilità delle manifestazioni di «presunta protesta» lanciate qua e là per l’Italia per il prossimo 18 marzo, ma specialmente la «scientifica distorsione delle reali esigenze della categoria» da parte di chi solo qualche mese addietro ha «ottenuto dal governo sia la conferma delle risorse economiche, (molte delle quali gestite dalle associazioni che oggi si dicono pronte a scendere in piazza) sia una proroga della scadenza del Comitato Centrale dell’Albo che pone al sicuro la loro poltrona, senza alcuna interferenza, per un ulteriore anno».

«L’autotrasporto sta morendo - afferma Longo - e i presunti difensori della categoria chiedono l’aumento del plafond per gli sconti dei pedaggi autostradali anziché agire con determinazione sui tempi certi di pagamento; reclamano circolari esplicative quando sarebbe possibile da subito ridurre drasticamente, se non azzerare, gli adempimenti burocratici; rivendicano l’aumento del personale negli Uffici della Motorizzazione, quando la categoria avrebbe invece bisogno di un pressing sulle istituzioni per risolvere i gravi problemi della categoria in materia di norme applicate male e interpretate peggio; e urgentissimo sarebbe intervenire a favore delle imprese nei casi di crisi economica come nel crack del gruppo Artoni, definendo nel contempo una nuova e non clientelare logica di gestione degli incentivi nell’uso dell’infrastruttura del mare e di quella ferroviaria».

«E’ grottesco - conclude Longo - che a guidare una presunta protesta dell’autotrasporto siano i vertici di associazioni che da dieci anni hanno vissuto e convivono con i “palazzi” assicurando la pace di una categoria ormai completamente destrutturata”. L’ultima protesta vera, il fermo dell’autotrasporto in Italia, risale al gennaio del 2012 e fu effettuata dalla voce isolata di Trasportounito che, “guarda caso», per una combinazione legislativa creata ad hoc, dal 2014 è stata esclusa dal Comitato Centrale dell’Albo. Un carrozzone sostenuto con le tasse obbligatorie a carico di tutte le imprese di autotrasporto (anche quelle non associate ai manifestanti), nonché da risorse collettive pubbliche.

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