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L’autotrasporto italiano alla guerra dell’Albo / IL RETROSCENA

Genova - La denuncia di Longo (Trasportounito): «Due associazioni non potrebbero stare nel Comitato».

Genova - Legittimità a rischio per il comitato centrale dell’Albo dei autotrasportatori, la cassaforte che gestisce le erogazioni dello Stato in favore delle 93 mila imprese del settore in Italia, che ogni anno pagano complessivamente iscrizioni per circa 13 milioni di euro.

In un’articolata lettera al ministro dei Trasporti Graziano Delrio (ma anche all’Autorità nazionale anticorruzione e alla Corte dei conti), l’associazione di categoria Trasportounito, per voce del segretario generale Maurizio Longo, denuncia una serie di irregolarità che viziano l’esistenza del Comitato e di conseguenza anche le sue deliberazioni da centinaia di milioni di euro.

La legge di Stabilità del 2014 (la 147/2013) ha abbassato le soglie dimensionali per le associazioni dell’autotrasporto che possono aderire al Comitato (organizzazione periferica in almeno 20 provincie, mezzi per almeno 20 mila tonnellate complessive) ma ha introdotto due requisiti: essere rappresentati al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), direttamente o tramite confederazioni; aver sottoscritto da almeno 10 anni il contratto collettivo nazionale Trasporto e merci.

Ora, secondo Trasportounito, della decina di rappresentanti delle associazioni che siedono nell’ultimo Comitato (formato a inizio 2014, della durata di tre anni ma prolungato, a parere dell’associazione «inspiegabilmente», di un anno dal sottosegretario Simona Vicari prima che si dimettesse causa indagine per corruzione) almeno due non dovrebbero stare dove sono, ponendo dubbi sulla validità di tutte le deliberazioni dell’ultimo Comitato.

Un’associazione è la Sna Casa, che da verifica di Trasportounito in Gazzetta ufficiale avrebbe dichiarato la rappresentanza al Cnel senza averla. Va detto che su questo l’associazione di Longo ha il dente avvelenato, perché per aver presentato il requisito della presenza al Cnel qualche giorno dopo la scadenza stabilita, Trasportounito è l’unica associazione rimasta fuori dall’Albo. Inoltre, ricorda Longo, in vista del naufragato referendum del 2016, che prevedeva anche l’abolizione del Cnel, molti rappresentanti delle categorie si sono dimessi, senza che questo influisse sull’attività del Comitato. L’altra associazione poi è Assotir, che come dimostra una recente sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio avrebbe sottoscritto il Ccnl Trasporto solo nel 2014, a ridosso della presentazione dei requisiti per entrare nel Comitato, essendo in precedenza firmataria del contratto collettivo Fast (Federazione autonoma dei sindacati dei trasporti). Nonostante la sentenza del Tar, nota peraltro Longo, l’associazione continua a essere convocata presso gli incontri istituzionali del ministero.

Ministero che però, su firma del presidente del Comitato (la dirigente Teresa Di Matteo) a Trasportounito ha negato lo scorso anno la possibilità di vedere i bilanci, richiesta per capire come venivano spese le quote obbligatoriamente pagate dai propri associati.

«Credo - commenta Longo - che oggi l’Albo non abbia più senso: le garanzie di regolarità dell’esercizio sono determinate dall’iscrizione delle imprese al Registro elettronico nazionale. Una struttura interna al Mit, slegata dalle associazioni, potrebbe occuparsi delle ultime attività che svolge l’Albo: le delibere da centinaia di milioni di euro l’anno degli sconti sui pedaggi, i circa 10 milioni di fondi per la formazione, la gestione dei certificati professionali.

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