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Piano: «I miei cinque punti per la ricostruzione del Morandi» / COLLOQUIO

Londra - «Il fatto che adesso ci siano due commissari, uno per l’emergenza e uno per la ricostruzione del ponte Morandi, il presidente della Regione e il sindaco di Genova, è un fatto molto positivo. Confermo la mia disponibilità a dare una mano, naturalmente a titolo gratuito».

Londra - «Il fatto che adesso ci siano due commissari, uno per l’emergenza e uno per la ricostruzione del ponte Morandi, il presidente della Regione e il sindaco di Genova, è un fatto molto positivo. Confermo la mia disponibilità a dare una mano, naturalmente a titolo gratuito. Lo faccio con il cuore e se pensano che il mio contributo possa essere utile, mi chiameranno». Parla così l’architetto Renzo Piano, a margine della conferenza sui suoi progetti di cui è stato protagonista ieri sera alla Royal Academy of Arts di Londra, intervistato dalla giornalista della Bbc Razia Iqbal, che ha fatto registrare il tutto esaurito. Fra il pubblico, anche l’attore Jeremy Irons, che presta la voce all’audioguida della mostra “The art of making buildings” che sarà aperta fino al 20 gennaio. «Se posso essere utile – prosegue l’architetto – vorrei aiutare a realizzare un ponte che occorre fare velocemente, ma come ho detto ed è opportuno ribadire non in fretta. È un primo punto che ritengo molto importante. È un dovere nei confronti della comunità colpita, in primo luogo, a cui sono molto legato, perché mio padre, era nato a Certosa, e per me, da bambino, quel nome e quel luogo, rappresentavano qualcosa di fantastico. La nuova costruzione è ovviamente vitale per la Valpolcevera, la città di Genova ed è importante per tutta l’Italia».

Secondo punto, la sicurezza: «Vorrei aiutare a costruire un ponte – aggiunge Piano – che sia sicuro e che duri. Ho parlato a questo proposito di mille anni poiché un ponte deve essere un’opera durevole che non può crollare». Da qui il terzo punto, il materiale: «Credo che debba essere di acciaio perché, con regolare e adeguata manutenzione, il nuovo ponte può davvero diventare eterno». Quarto punto, l’appartenenza dell’opera alla città. «Genova – dice Piano – è una città sobria, parsimoniosa, per questo il nuovo ponte è giusto che sia semplice, ma ciò non significa banale. Dietro la semplicità c’è la forza, c’è la fatica. Il nuovo ponte dovrebbe esprimere questo modo di essere». Il quinto “elemento forte”, indicato dall’architetto genovese è la rinascita dell’area colpita dal crollo del Ponte Morandi: «Ho sempre amato moltissimo il Campasso, Certosa, sono aree – commenta Piano – di grande importanza per la città e la costruzione del nuovo ponte dovrà essere accompagnata da un progetto urbano di trasformazione e riqualificazione, nel solco del recupero delle periferie, per fare in modo che diventino pezzi autentici di città. Su questi punti, se chi ha la responsabilità di decidere lo vorrà, credo di poter essere utile nell’ambito di un’opera che si presenta ovviamente complessa e che dovrà in ogni caso essere frutto di un lavoro collettivo».

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