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Piaggio, 39 interessati sia in Italia che all’estero

Genova - La lista arriva a 39 nomi, ma se il governo vuole evitare «lo spezzatino», come ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Diversi i rumors sui soggetti in pista: dagli ex di Pac Investments a gruppi internazionali, passando per Fincantieri

Genova - La lista arriva a 39 nomi, ma se il governo vuole evitare «lo spezzatino», come ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, il numero delle manifestazioni di interesse per Piaggio Aero su cui potersi concentrare si riduce a 26. I gruppi che hanno deciso di avvicinarsi al dossier dell’azienda ligure, è comunque alto e di diversa nazionalità, come confermano fonti di settore. Le manifestazioni di interesse non sono vincolanti, ma come ha spiegato il commissario di Piaggio Vincenzo Nicastro, rappresentano «un primo sondaggio di mercato» e proprio per questo il numero uno dell’azienda ligure non ne condivide i contenuti, se non con una ristretta cerchia di collaboratori. Gli indizi portano comunque a diverse realtà, alcune presenti anche in Italia, altre forti sui mercati esteri. Piaggio potrebbe far gola, ad esempio, a Bombardier che produce un jet per il corto e medio raggio a elica, utilizzato da molte compagnie. Potrebbe anche scattare un’alleanza con Ruag, colosso da 7.500 dipendenti che ha una divisione aviazione.

Anche in Russia potrebbero essere interessati al dossier, con gli investimenti che Mosca sta facendo nel settore degli aerei, la mossa di Piaggio potrebbe risultare utile per acquisire un nuovo e interessante asset. Parigi ha una lunga tradizione nella costruzione e manutenzione dei jet. Ci sono indizi che portano anche in Canada: l’azienda ligure potrebbe interessare anche a Cae, la Canadian Aviation Electronics, gruppo da 2,7 miliardi di dollari con cui in passato Piaggio avrebbe tenuto diverse partnership operative. Ci sono poi i nomi italiani: tra questi c’è l’unico soggetto che ha formalizzato sin qui “in chiaro” il proprio interesse per settori dell’azienda di Villanova, di cui parte dei lavoratori sono dall’inizio di maggio in cassa integrazione: il gruppo Leonardo, ma voci si rincorrono su altri possibili soggetti interessati, come ad esempio Avio, oggi controllata da General Electric, ma anche la Pac Investments, cordata sino-lussemburghese che includeva alcuni manager ex Piaggio, che già alla fine del 2017 aveva intavolato una trattativa con l’azionista Mubadala, il fondo emiratino che stanco dei ritardi della politica italiana ha lasciato la proprietà dell’azienda - fatto questo all’origine dell’ultima crisi della Piaggio. Si parla anche di un possibile ritorno di fiamma di Fincantieri, che durante la battaglia estiva per il controllo di Vitrociset (poi presa da Leonardo) si dice avesse messo gli occhi sull’azienda, accarezzando diverse ipotesi di sinergie.

Ma appunto, si tratta di rumors, alimentati dal fatto che all’inizio del mese Piaggio era presente all’Ebace di Ginevra, una delle più importanti fiere del settore, e anche in quell’occasione, dicono i ben informati, ci sono sicuramente stati dei pour parler tra il commissario e i big dell’industria di settore. Fonti industriali specificano che l’interesse per Piaggio è confortante, ma che il vero banco di prova saranno le offerte vincolanti, che potranno essere ragionevolmente presentate solo nel momento in cui l’azienda avrà un portafoglio ordini: per questo Di Maio ieri ha parlato del 16 giugno, data entro la quale dovranno essere messe nero su bianco le richieste dello Stato maggiore dell’esercito in relazione alle nuove commesse per i velivoli P180 (10 aerei nuovi, probabilmente in permuta con le unità più vecchie in dotazione; 19 velivoli di rimodernare), e nel quale sarà «rimodulato » il decreto per lo sviluppo dei droni P1HH: non più i 766 milioni previsti inizialmente, ma 160 milioni per la realizzazione di due unità senza pilota, per le quali sarà necessario completare anche il percorso di sviluppo e certificazione. Proprio per portare avanti questo percorso, Nicastro ha chiesto al governo ulteriori 90 giorni, rispetto alla scadenza del suo mandato di commissario, che si sarebbe dovuta concludere il 3 giugno: «Con Leonardo nessuna contrapposizione - ha invece detto ai cronisti Di Maio davanti ai cancelli dello stabilimento - proseguirà la collaborazione. Ma lo voglio ripetere ancora una volta, non vogliamo smembrare questa azienda, non accetteremo alcun tipo di spezzatino. L’obiettivo è che qui ricomincino a lavorare tutti i lavoratori. Col ministero della Difesa - aggiunge il ministro - stiamo portando avanti il crono programma di contratti che prevede la produzione di motori Piper per gli aerei addestratori, i nuovi P180, l’ammodernamento dei P180 esistenti, il drone militare P1hh. Ci sono tutte le condizioni per cui lo Stato faccia investimenti e perchè si produca qui».

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