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Cargo aereo, l’Italia è ancora lontana dall’Europa

Genova - Il report scritto da Anama - l’associazione di Fedespedi che rappresenta gli spedizionieri del settore - dal cluster del cargo aereo e da Ernst & Young, definisce il peso in Italia del settore merci nell’aviazione.

Genova - Il Made in Italy potrebbe volare ancora di più se si investisse sugli aeroporti italiani che vantano una vocazione merci. Il report scritto da Anama - l’associazione di Fedespedi che rappresenta gli spedizionieri del settore - dal cluster del cargo aereo e da Ernst & Young, definisce il peso in Italia del settore merci nell’aviazione: il cargo aereo rappresenta infatti il 22,6% del valore dell’export italiano extra-UE e, come viene sottolineato nell’analisi «si conferma un settore fondamentale per l’economia dell’Italia, Paese tradizionalmente vocato all’export e che fa della qualità dei propri prodotti la chiave del proprio successo commerciale».

Eppure di questa massa di prodotti, solo il 7% delle merci europee passa dai principali aeroporti italiani: Malpensa e Fiumicino. I competitor vanno decisamente meglio: Francoforte, Parigi e Amsterdam sono al top della classifica e riescono a movimentare più della metà delle merci Ue. Per l’Italia si tratta di costi aggiuntivi che incidono sulla competitività del nostro export. Il gap è dato soprattutto dalla mancanza di alcune infrastrutture: il numero di magazzini a Milano e Roma, ad esempio, è dieci volte inferiore rispetto a Francoforte. Anche sulle dimensioni siamo molto indietro: Malpensa offre 70 mila metri quadri, Charles de Gaulle arriva 700 mila. Mancano anche accessi adeguati per i camionisti, mentre in Europa hanno investito su questo fronte. Conta anche il numero di destinazioni che un aeroporto è in grado offrire: gli scali italiani sono in fondo alla classifica, surclassati dai rivali europei. un alto potenziale da sfruttare Non tutto è negativo nella classifica stilata dal cluster aereo.

Malpensa cresce a ritmi molto alti: è terza tra i principali aeroporti cargo, con un tasso medio negli ultimi dieci anni, pari al 6,9%. Anche il livello di saturazione offre un margine per sperare di cogliere le future opportunità. Malpensa ha una capacità potenziale del 34% e Fiumicino del 40%. Per sfruttare i margini di crescita però devono essere ampliati i servizi doganali. Anche sugli investimenti gli itali sono in pole: l’aeroporto milanese è al primo posto per numero di iniziative infrastrutturali. «Bisogna migliorare le infrastrutture, indispensabili per dare servizi alla merce e ai camion e incrementare le rotte servite così da aumentare i flussi di traffico - spiega Marina Marzani, presidente di Anama - Dobbiamo anche riflettere sul modello di gestione dei nostri aeroporti».

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