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Capitani vecchi e nuovi in pista per Alitalia / FOCUS

Roma - È corsa contro il tempo per salvare Alitalia. Prende intanto forma il consorzio che dovrà portare la società fuori dal guado, e saranno le Ferrovie dello Stato a sciogliere la matassa

Roma - È corsa contro il tempo per salvare Alitalia. Prende intanto forma il consorzio che dovrà portare la società fuori dal guado, e saranno le Ferrovie dello Stato a sciogliere la matassa. Ecco chi sono i giocatori principali di questa partita che si gioca nei prossimi giorni e le quattro offerte non vincolanti che sono pervenute e che verranno esaminati dal consiglio di amministrazione di Fs di oggi.

FERROVIE DELLO STATO
È la capofila del nuovo consorzio che salverà Alitalia. Azienda controllata dallo Stato, diventerà infatti il suo principale azionista con il 30-35% del capitale. Non solo, ma sarà anche il suo futuro partner industriale, in una sorta di integrazione aerei-ferrovie la cui forma non è ancora del tutto chiara. Sono per ora i dirigenti della società ferroviaria che si stanno occupando di elaborare le strategie societarie e industriali per rilanciare la compagnia aerea. Nel nuovo piano, messo a punto con Delta (altro partner), si punta ad un utile operativo nel 2022, e una flotta più piccola dal 2020 con 102 aeromobili, 15 in meno rispetto agli attuali 117. Sono previsti inoltre esuberi nel personale di terra in sede, staff e commerciale pari a 740 dipendenti a tempo pieno.


MINISTERO DELL’ECONOMIA
Lo Stato interviene direttamente in Alitalia, il ministero dell’Economia convertirà in azioni i circa 145 milioni di euro di interessi che si sono accumulati sul prestito ponte da 900 milioni concesso due anni fa ad Alitalia dall’allora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, e poi sempre rinnovato. Il Mef diventerà socio con circa il 15 per cento delle azioni.

DELTA AIRLINES
Dovrebbe entrare nella nuova Alitalia con il 10-15% del capitale, per una spesa totale tra i 100 e i 150 milioni di euro. Una delle maggiori compagnie aeree degli Stati Uniti e del mondo, quasi 100 anni di storia alle spalle, Delta serve tutti i continenti con 4.000 voli al giorno, a eccezione dell’Antartide. Già alleata con Alitalia in accordi di condivisione dei codici, sembra che siano proprio i suoi vertici a spingere per un ingresso di Atlantia in Alitalia, perchè convinti della solidità finanziaria della società considerando il fatto che gestisce anche uno degli scali più importanti, ossia quello di Fiumicino. Con un utile di 5,2 miliardi di dollari nel 2018 e un fatturato di 12,5 miliardi, Delta non dovrebbe aumentare oltre la sua quota nonostante alcune pressioni affinchè lo faccia. Sarebbero invece quattro le manifestazioni d’interesse pervenute.


ATLANTIA

Non sarebbe la prima volta che la famiglia Benetton si impegna per salvare Alitalia. In passato aveva già investito (e perso) circa 200 milioni di euro, prima nel 2008 per sostenere la cordata dei cosiddetti “capitani coraggiosi”, sia nell’alleanza tra Alitalia ed Etihad. Secondo quanto si vocifera, i vertici però spingono per una revisione del piano industriale di Fs-Delta perchè troppo focalizzato su rotte poco redditizie, come i Balcani e l’Europa dell’Est. Conta su 11 miliardi di fatturato, 818 milioni di utile, 31 mila dipendenti, ed è stata di recente oggetto di aspre polemiche politiche all’indomani del crollo del ponte Morandi a Genova, a causa delle concessioni pubbliche autostradali, soprattutto da parte del MoVimento 5 Stelle.

TOTO
La finanziaria di famiglia ha messo sul tavolo i 250 milioni appena incassati con la cessione di un campo eolico negli Stati Uniti e potrebbe arricchire la propria dotazione vendendo altri parchi eolici nel Nord America. La loro partecipazione avrebbe privilegiata anche grazie alla sua esperienza in Air One, nata nel 1995 e poi confluita nel 2009 proprio in Alitalia quando entrarono i “capitani coraggiosi” ma in molti storcono il viso proprio per questo, in quanto avrebbero venduto AirOne a prezzi esorbitanti, contando anche numerosi contenziosi aperti con la stessa Alitalia. Il loro sarebbe un investimento di 250 milioni, per acquisire tra il 20 e il 30% del capitale.


LOTITO
Ha formalizzato un’offerta «riservata» di acquisto, il presidente della Lazio e consigliere della Federcalcio. Il suo è un vecchio pallino perché già 10 anni fa, all’epoca dei “capitani coraggiosi”, era stato candidato a diventare il manager di Alitalia ma poi non se ne fece niente. La Lazio, nel bilancio chiuso al 30 giugno 2018, ha generato un risultato netto positivo di 29,47 milioni. Ancora non sono state fornite cifre sull’entità del suo investimento. Secondo rumors, la sua offerta sarebbe stata avanzata per spingere i Benetton a mettere più risorse nel piatto.

EFROMOVICH
Con un investimento tra i 200 e i 300 milioni di euro, il patron della compagnia aerea boliviana Avianca (189 aerei) punta a entrare in Alitalia con il 20-30% del capitale. Il suo piano mira a incentivare il lungo raggio con un numero minimo di esuberi. Delta fa resistenza a Efromovich perchè Avianca fa parte di Star Alliance, con United e Lufthansa, un pool concorrente di Delta (e di Alitalia). Da parte sua, Efromovich ha litigato con United per un debito di 456 milioni di dollari. Per questo motivo, pare che Efromovich sia stato rimosso dalla presidenza di Avianca il 24 maggio scorso

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