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Settima proroga per il salvataggio di Alitalia

Roma - Martedì prossimo, secondo quanto si apprende, difficilmente Atlantia e Delta presenteranno le loro offerte vincolanti.

Roma - Si va verso la settima proroga per il salvataggio e il rilancio di Alitalia. Sarà un rinvio “mascherato” di 2-3 settimane per non irritare più di tanto i commissari e il governo che con il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva ripetuto in più di un’occasione che quella del 15 ottobre sarebbe stata la data ultima oltre cui non andare. Martedì prossimo, secondo quanto si apprende, difficilmente Atlantia e Delta presenteranno le loro offerte vincolanti. Nè sarà completato il piano industriale e indicati i nomi dei nuovi vertici di Alitalia a cui ancora si lavora. Su questi elementi come sulla governance definitiva le parti sono ancora al lavoro. Verrà affermata, invece, la volontà da parte dei partecipanti di voler andare avanti nella partita. In particolare, Atlantia, dopo la lettera del 2 ottobre in cui metteva in dubbio la propria partecipazione all’operazione, confermerà, nel Cda di martedì, la propria intenzione a impegnarsi nel rilancio e della situazione prenderà atto il Cda di Fs, anch’esso convocato per martedì. Allarmati per l’ennesima proroga, i sindacati.

«Ci preoccupa un eventuale nuovo rinvio e soprattutto che, a due giorni dalla scadenza del 15, non sembra esserci ancora chiarezza da parte del Governo sul partner industriale», afferma il segretario nazionale della Filt Cgil Fabrizio Cuscito, spiegando che «è allarmante dopo tutto questo tempo ancora non aver scelto in quale grande alleanza mondiale stare perché sottintende una mancanza di visione strategica rispetto al futuro della compagnia». Secondo il dirigente nazionale della Filt «rispetto a questo e al semplice investimento statale nella compagnia di bandiera, comunque un’iniziativa positiva, se volta alla crescita, la politica dovrebbe fare un ragionamento più strutturato e ad ampio raggio sul trasporto aereo in Italia». «Il fatto - prosegue Cuscito - che il nostro Paese non abbia una partecipazione, seppur piccola, in nessuno dei consorzi che costruiscono aeromobili è un fattore che non ci permetterà mai di crescere al pari degli altri in campo aeronautico. Come Paese, in un’ottica più ampia, dovremmo cercare di intervenire lì dove abbiamo possibilità rispetto alle grandi industrie produttrici di aeromobili, che governano il mercato, e quindi investire, per esempio, nel consorzio Airbus come hanno fatto la Francia, la Germania e la Spagna. Questo permetterebbe alle compagnie aeree italiane come Alitalia, ma anche Air Italy, Blue Panorama e le altre, di acquistare nuovi aerei sul mercato a prezzi più competitivi rispetto al resto del mondo». «Il fatto che la politica - sostiene infine il segretario nazionale della Filt - non abbia mai riflettuto su una forma di partecipazione in quel consorzio rappresenta una miopia della nostra classe dirigente, rispetto alla questione Alitalia e del trasporto aereo italiano».

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