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Aldo Grimaldi, storia di un innovatore / IL PERSONAGGIO

Genova - Dalle “Frecce” alle navi-garage, il decano degli armatori non ha mai smesso di anticipare i tempi.

ESSENDO il decano degli armatori italiani, su Aldo Grimaldi si è detto tutto, e ripetuto più volte. Vale però la pena riprendere alcuni aspetti della vita di quest’uomo amante delle innovazioni, con radici nell’impresa meridionale: nato a Solofra nel 1922, nipote di Achille Lauro, la crescita professionale a Napoli con i fratelli, che insieme nel dopoguerra costituirono e poi resero il gruppo Grimaldi la più solida compagnia di navigazione italiana.

Sin dai primi anni della sua carriera Aldo però si inserisce nella linea di quegli armatori-progettisti sperimentatori, mai pienamente soddisfatti, ansiosi di anticipare i tempi che popolano la storia imprenditoriale genovese (Marsano, Musso, Messina, Ravano...), e forse non è un caso che proprio sotto la Lanterna, una volta messosi in proprio, l’armatore trova la sua terra d’adozione, diventando il simbolo di questa stessa generazione imprenditoriale.

Già a Napoli, dalla matita di Grimaldi escono i primi adattamenti delle navi Liberty, poi le unità da crociera “Caribia”, “Irpinia” e “Ascania”, i primi traghetti (le Frecce degli anni Settanta), le navi-garage con i nomi dei fiumi e poi le Repubbliche, classe di navi multifunzione ideata degli anni Ottanta.

La Grimaldi non ha mai lasciato Genova, nemmeno nei tempi più bui della sua crisi tra i Settanta e gli Ottanta, nella sua funzione di capolinea per il Sud America, l’Africa e più vicino Sicilia e Sardegna. Nel 1989 il gruppo Grimaldi ottiene su Calata Bettolo l’autonomia funzionale per effetto dei decreti Prandini, nel ’90 Grimaldi compra la Gilnavi dei fratelli Frassinetti (che cederà nel 2004 agli Orsero, all’epoca armatori della Costa Container Lines). Ma è nel 1991 che Aldo decolla, con la start-up Grandi Navi Veloci (Gnv).

Al netto della grossa eccezione dei Costa, nei primi Novanta l’armatoria genovese ha perso interesse per il settore passeggeri, dominato dalla Tirrenia e sul quale ancora pesa il ricordo degli ultimi transatlantici Italia, dismessi una ventina d’anni prima, belli e inutili per la concorrenza dell’aereo.

Con Gnv, Grimaldi porta la novità del cruise-ferry: traghetti sulle linee per Sicilia e Sardegna, con comodità e servizi pari a quelli di piccole navi da crociera. La compagnia costringe l’intero comparto a nuovi investimenti, è la prima a essere quotata in Borsa e poi la prima a essere partecipata dai fondi. Nel 2008 (tra l’altro un attimo prima della crisi dei noli e l’impennata del greggio) Grimaldi esce definitivamente da Gnv per portare avanti il progetto dei ferry-cruise, commessa di otto navi (siglata nel 2005, mezzo miliardo di euro) pensate per il business delle Autostrade del mare e oggi noleggiate dalla Grimaldi Holding in tutto il Mediterraneo.

Nulla di più lontano da una rendita: la società oggi è alla ricerca di un cantiere per una nuova commessa. Ancora Navi Blu, ma aggiornate nei motori (con carburante tradizionale e a gas) e più cabine per i passeggeri con auto al seguito, per rispondere in maniera più flessibile alla stagionalità del traffico.

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