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«Cyber-attacchi, la prima arma è la prevenzione» / INTERVISTA

Genova - Morelli (Siat): «Il settore marittimo inizia a capire l’urgenza di proteggersi».

Genova - Le assicurazioni che operano nello shipping «si stanno facendo carico dei cyber-risk che possono colpire questo settore», dice Alessandro Morelli, direttore operativo di Siat Assicurazioni, la compagnia del gruppo Unipolsai specializzata nel settore marine. Il tema dei nuovi rischi che arrivano dal digitale, anche per il comparto marittimo, è stato uno degli argomenti trattati lunedì scorso al quarto Forum organizzato da The MediTelegraph e il Secolo XIX a Genova.

Per quale motivo il mondo delle assicurazioni non si è mosso con maggiore anticipo?

«La nostra società, circa un anno fa, ha cominciato a studiare la cosa e ha effettuato alcune analisi nel mondo armatoriale e degli operatori del trasporto. Le prime risposte non hanno evidenziato una necessità palese di offrire una copertura assicurativa che si facesse carico dei cyber-risk. Tuttavia abbiamo proseguito nei nostri studi, prendendo le mosse dal prodotto che già il gruppo Unipolsai propone da tempo in altri settori, con l’obiettivo di fornire ai clienti uno specifico prodotto Siat».

Lo farete nei prossimi mesi?

«Ne abbiamo l’intenzione e ci stiamo lavorando assiduamente. Anche il settore marine inizia a capire che è necessario avere maggiori tutele. Ma facciamo chiarezza: la prima arma contro questi nuovi rischi deve essere la prevenzione. Ciò sarà anche di aiuto agli assicuratori nella proposta di una polizza cyber».

Bastano davvero 10 minuti per hackerare una nave in attività e prendere il controllo del sistema informatico?

«C’è questo rischio. Ma le maggiori conseguenze riguardano le altre perdite economiche da interruzione di attività ed i costi nei quali le aziende colpite da attacco informatico possono incorrere. Particolarmente serio è poi il rischio di sottrazione di dati sensibili con le relative responsabilità nei confronti di terzi».

Ci sono rischi maggiori per le navi cargo oppure per quelle passeggeri?

«A livello di possibili perdite economiche le compagnie passeggeri sono particolarmente esposte. Ci sono navi da crociera che trasportano più di 5.000 persone e un attacco via web potrebbe sottrarre dati sensibili di un’enorme quantità di passeggeri con conseguenti responsabilità nei confronti di terzi e danni reputazionali».

Rischiano solo le compagnie armatoriali nel settore shipping?

«Direi proprio di no. Stiamo studiando un apposito prodotto anche per spedizionieri marittimi e per terminal portuali».

P irateria marittima. Fenomeno in calo?

«I dati dicono di sì. Soprattutto al largo delle coste somale e nell’Oceano Indiano».

Per quale motivo non esiste per i marittimi un’assicurazione anti-sequestri?

«Una legge italiana del 1991 vieta l’assicurazione dei riscatti per sequestro di persona e questo vale anche per le navi che battono bandiera del nostro Paese. In altre parti del mondo la normativa è differente».

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